CESSIONE DEL QUINTO

Che cos'è?

La cessione del quinto (cessione del quinto dello stipendio o pensione) è una tipologia di prestito disciplinata dal D.P.R. 180/1950 dove la restituzione delle rate prevede trattenute dirette sul salario (stipendio o pensione), fino ad un massimo di un quinto dell’emolumento valutato al netto delle ritenute.

Attualmente, grazie ad opportune modifiche normative (legge 80/2005), questa forma di finanziamento è disponibile anche per i dipendenti di aziende private e per tutti i pensionati. Come abbiamo visto il nome di questo strumento deriva dal fatto che l’importo della rata non può superare il valore di un quinto (1/5) dello  stipendio netto.

Se sei un lavoratore dipendente oppure un pensionato e stai valutando la richiesta di un prestito non finalizzato, rimborsabile in comode rate mensili, puoi usufruire della cessione del quinto del tuo stipendio o della tua pensione. Questo finanziamento ti da la sicurezza di avere un TASSO FISSO  per tutta la durata, una copertura assicurativa, prevista dalla normativa vigente, ma soprattutto la comodità di gestione delle rate senza dover monitorare il tuo conto corrente.

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Visto che la rata fissa, pari a 1/5 dello stipendio o della pensione, è sostenibile per definizione, il cliente potrà scegliere la durata del finanziamento sulla base della somma di denaro di cui necessita. Se, ad esempio, deve acquistare un’automobile del valore di 16.000 euro, potrà optare per un finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio di durata pari o superiore a 84 mesi (7 anni).

Come funziona la cessione del quinto

Così come il prestito personale, anche la cessione del quinto è un finanziamento a tasso fisso con rimborso a rate costanti ma con la differenza che, in questa forma di contratto, il rimborso delle rate non viene effettuato dal richiedente bensì dal suo datore di lavoro (o dall’istituto previdenziale nel caso di pensionati) e il relativo importo è trattenuto direttamente dal netto in busta paga (o dalla pensione).

Il datore di lavoro è pertanto il soggetto deputato a versare le rate a favore dell’Istituto che ha erogato il prestito.

Si parla di cessione del quinto in quanto l’importo della rata di rimborso non può normalmente eccedere la quinta parte dello stipendio netto mensile. In talune situazioni, allo scopo di aumentare la somma erogata, è tuttavia possibile arrivare ad una rata massima pari a due quinti dello stipendio; per far ciò è necessario sottoscrivere oltre che al contratto di cessione del quinto, anche un contratto di delega del pagamento, che impegna l’altro quinto dello stipendio.

La delega di pagamento

Esiste poi una forma di credito al consumo piuttosto simile alla cessione del quinto, che ne segue tutte le regole (procedure operative, trattenute sul salario, ecc.), ma che rientra nella categoria dei prestiti personali: si tratta della delega di pagamento, che è un prestito in cui il dipendente dà delega all’amministrazione terza ceduta/datore di lavoro di provvedere al pagamento della rata. La delega di pagamento è disponibile solamente ai dipendenti di amministrazioni pubbliche che abbiano stipulato apposite convenzioni con le finanziarie che erogano il credito, e consente di cedere un ulteriore quinto dello stipendio, arrivando pertanto alla cessione del doppio quinto del salario. In ambito privato invece, non essendo una forma di finanziamento regolata da uno specifico DPR, la fattibilità dell’operazione rimane a discrezione dell’amministrazione di appartenenza del cedente.

Dunque la delega di pagamento consente semplicemente di incrementare la quota cedibile trattenuta sulla busta paga fino al 40% del reddito netto mensile. Rispetto alla cessione del quinto, il prestito con delega di pagamento può essere utile quando il dipendente ha già in corso un prestito con un debito residuo molto elevato, oppure necessita di una somma di denaro particolarmente elevata – anche fino a 80.000 euro - non raggiungibile con la sola cessione del quinto.

Il processo di istruttoria della delega di pagamento è analogo a quello della cessione del quinto, sia per i requisiti necessari, sia per la documentazione richiesta, sia per le tempistiche di erogazione, stimate in 10 – 15 giorni lavorativi.

I requisiti per accedere al finanziamento

La cessione del quinto è disponibile solamente ai consumatori che abbiano un reddito sicuro come quello da lavoro dipendente o da pensione. 

Andando più in dettaglio, possono accedere alla cessione del quinto:

- dipendenti pubblici o statali;

- dipendenti privati;

- pensionati.


Nel caso di lavoratori dipendenti il contratto deve essere a tempo indeterminato ed esiste inoltre un’anzianità lavorativa minima, che varia a seconda della compagnia assicurativa che fornisce la polizza e che generalmente è di qualche mese. Inoltre per i dipendenti a tempo indeterminato di amministrazioni statali, pubbliche e private, è necessario che la durata della cessione non ecceda il termine del rapporto di lavoro ed il pensionamento Si sottolinea poi che la cessione del quinto ai privati viene concessa raramente se non si sia già accantonato un TFR non trascurabile.

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Di norma anche l’azienda presso cui il richiedente lavora deve soddisfare alcuni criteri di ammissibilità (ad es. un numero minimo di dipendenti, un capitale sociale superiore ad un minimo stabilito, etc.), valutati in sede di delibera della richiesta.

Tra i destinatari della cessione del quinto ci sono in particolare i pensionati che godono di pensioni diverse da quelle sociali per inabilità (sono ammesse le pensioni di anzianità e di vecchiaia, quelle di invalidità e quelle di reversibilità), il cui assegno pensionistico è di importo superiore alla pensione minima e la cui età alla scadenza del piano di ammortamento non supera i 90 anni.

La delega di pagamento, o doppio quinto, non è invece disponibile per i pensionati ma solo per i dipendenti i cui datori di lavoro avallino la pratica (mentre la cessione del quinto è un diritto del dipendente, la delega di pagamento viene concessa a discrezione del datore di lavoro – spesso la delega di pagamento viene concessa solamente se erogata da finanziarie che abbiano stipulato apposite convenzioni con le amministrazioni terze cedute).

I vantaggi della cessione del quinto

Uno dei vantaggi principali della cessione del quinto sta nel fatto che, trattandosi di un’operazione di credito in qualche modo garantita, lascia all’Istituto finanziatore parecchia flessibilità nella valutazione delle richieste. Una volta garantito il rispetto dei requisiti di ammissibilità, tanto del richiedente quanto dell’azienda per cui lavora (nel caso di lavoratori dipendenti), la probabilità di vedersi accordare il prestito è infatti piuttosto alta.

Le garanzie, unitamente all’automaticità dei pagamenti, rendono l’operazione abbastanza sicura per il finanziatore, che di conseguenza potrà concedere finanziamenti anche a persone con una storia creditizia non perfetta a causa della quale difficilmente avrebbero accesso a forme alternative di finanziamento (come i prestiti personali).

Un secondo vantaggio deriva dal fatto che l’importo massimo del finanziamento è connesso sia al livello di retribuzione che all’anzianità lavorativa del richiedente, cosa che consente in taluni casi di finanziare importi considerevoli.

Le convenzioni per la cessione del quinto

Convenzioni particolarmente rilevanti sono poi quelle predisposte in ambito cessione del quinto da parte dell’ INPS e dal MEF (convenzioni accessibili ai dipendenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze): alle finanziarie che vi aderiscono viene infatti concesso di poter accedere a processi semplificati ed automatizzati, che riducono i costi operativi ed i costi necessari per la gestione dei pagamenti delle quote, ma viene d’altra parte richiesto di rispettare determinate regole volte a tutelare i cedenti (in generale vengono fissati dei limiti ai costi praticabili e dei tassi massimi inferiori rispetto a quanto previsto dalla normativa sull’usura).

La durata minima consentita è pari a 24 mesi, mentre la durata massima è pari a 10 anni (120 mesi) e comunque non può eccedere il termine del rapporto di lavoro ed il pensionamento, tranne che per i dipendenti ministeriali (stipendiati dai ministeri, come ad esempio gli insegnanti, che sono stipendiati dal ministero della pubblica istruzione), che al momento del pensionamento possono decidere se estinguere il debito o traslarlo sulla pensione. Per i pensionati la scadenza non può eccedere il 90° anno di età.

La normativa: gli elementi del contratto

La legge stabilisce che un contratto di cessione del quinto deve contenere i seguenti elementi:

  • - il tasso di interesse praticato; 
      - ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi i maggiori oneri in caso di mora;
        l’ammontare e le modalità del finanziamento;
          il numero, gli importi e la scadenza delle singole rate;
            il tasso annuo effettivo globale (TAEG);
              il dettaglio delle condizioni analitiche secondo cui il TAEG può essere eventualmente modificato;
                l’importo e la causale degli oneri che sono esclusi dal calcolo del TAEG;
                  le eventuali garanzie richieste;
                    le coperture assicurative.
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La legge prevede che il contratto stipulato venga notificato all’amministrazione terza ceduta (datore di lavoro o ente pensionistico) con data certa: si possono utilizzare quindi a tale scopo gli ufficiali giudiziari, sempre meno utilizzati per ragione di costo, la raccomandata giudiziaria (anche questa sta cadendo in disuso per ragioni di costo), le raccomandate con ricevuta di ritorno (che al momento sono il mezzo di notifica più utilizzato) ed anche la posta elettronica certificata, che purtroppo ancora pochi datori di lavoro accettano.

Il contratto viene poi notificato anche al Fondo Pensione nel caso in cui il dipendente ne abbia uno: questo serve ad impegnare/mettere a garanzia anche il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) non accantonato in azienda.

La normativa prevede poi che, al momento della stipula del contratto, si stipuli obbligatoriamente anche una assicurazione sulla vita e la perdita di lavoro a favore della finanziaria che eroga il finanziamento (il beneficiario è quindi la finanziaria).

L’assicurazione sul "rischio impiego" interviene in caso di licenziamento del dipendente (non interviene ovviamente in caso di dimissioni volontarie), ma prevede il diritto di rivalsa nei confronti del debitore.

In caso di licenziamento, quindi, la finanziaria viene rimborsata attraverso il TFR maturato fino a quel momento dal dipendente, ed accantonato in azienda o presso il fondo pensione; nel caso in cui il TFR non fosse sufficiente a coprire il capitale residuo, interverrebbe l’assicurazione a coprire la restante quota parte, ma poi l’assicurazione potrebbe rivalersi nei confronti de debitore (ad es. attraverso il pignoramento di beni, ecc.). L’assicurazione sulla vita invece interviene in caso di decesso del debitore/cedente senza vantare alcun diritto di rivalsa nei confronti degli eredi.

La cessione del quinto è in qualche modo la forma italiana di credito subprime: si tratta infatti di una forma di credito accessibile anche ai cattivi pagatori in quanto garantita da stipendio o pensione. Questa è una delle ragioni per cui presenta spesso costi piuttosto elevati, anche se ora si assiste a un calo generalizzato dei tassi.

Spesso chi ricorre alla cessione ha avuto problemi di credito, è un cattivo pagatore ed è già molto impegnato dal punto di vista finanziario: trova quindi nella cessione del quinto, un’ottima forma di finanziamento.

Per questa ragione spesso si procede al rinnovo delle cessioni del quinto o delle deleghe di pagamento: i debitori accendono un nuovo finanziamento con il quale estinguono il debito residuo ed attraverso il quale ottengono la liquidità di cui necessitano (il rinnovo della cessione del quinto è consentito solamente dopo che sia trascorso il 40% del piano di ammortamento – in questi casi i debitori hanno diritto di chiedere all’assicurazione il rimborso della quota parte dei premi assicurativi pagati e non goduti).

Ritardo nei pagamenti e risoluzione del contratto

Nel caso di ritardo nel pagamento anche di una sola rata, attribuibile a qualsiasi causa, saranno dovuti sull’importo non pagato gli interessi di mora convenuti nel contratto.

Qualora si verifichino la cessazione del rapporto di lavoro, o la sospensione o riduzione dello stipendio (così come nel caso di ritardato pagamento), l’Istituto finanziatore potrà considerare risolto il contratto, questo indipendentemente dalla stipulazione della prevista polizza assicurativa.

In conseguenza della risoluzione, l’assicurazione si avvale della garanzia sul TFR ed in caso di eccedenze, il cliente è tenuto a rimborsare il debito residuo.

La documentazione

Il processo di richiesta della cessione del quinto può essere piuttosto lungo e complesso. In primo luogo richiede la presentazione di una documentazione piuttosto corposa e spesso di non facilissima reperibilità: oltre alla solita documentazione richiesta per la concessione di credito al consumo (documento di identità e codice fiscale), è necessario presentare la busta paga o il cedolino della pensione (in caso si sia pensionati), ed il certificato di stipendio (solo nel caso di lavoratori dipendenti) fornito dall’amministrazione della propria azienda o la comunicazione di quota cedibile in caso si sia pensionati. 

Nel certificato di stipendio sono riportati la data di assunzione, la retribuzione lorda e netta (annua e mensile), il TFR maturato, le eventuali trattenute o pignoramenti già presenti sullo stipendio.

Tra i documenti accessori anche il benestare dell’azienda che si impegna ad effettuare puntualmente i pagamenti (richiesto direttamente dall’Istituto finanziatore al tuo datore di lavoro, attraverso la notifica del contratto di finanziamento).

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Il richiedente dovrà inoltre firmare opportuna delega a favore del datore di lavoro a prelevare mensilmente dallo stipendio l’importo necessario al rimborso delle rate.

È poi necessario compilare e firmare la documentazione precontrattuale, l’IEBCC (Informazioni Europee di Base sul Credito al Consumo) o SECCI (Standard European Consumer Credit Information), la contrattualistica del finanziamento ed anche le informazioni precontrattuali della copertura assicurativa, oltre alla proposta assicurativa, senza dimenticare che la compagnia assicurativa, per verificare lo stato di salute del cedente, potrebbe richiedere un rapporto di visita medica che deve essere richiesto al medico curante.

Per poter poi procedere all’erogazione, la finanziaria provvede alla richiesta della copertura assicurativa alla compagnia ed alla notifica del contratto al datore di lavoro (amministrazione terza ceduta) e, se presente, anche al fondo pensione presso cui si accantona il TFR, ed il finanziamento non viene erogato fino all’emissione della polizza da parte della compagnia ed al rilascio dell’atto di benestare da parte dell’amministrazione.

In caso si provveda al rinnovo di una cessione del quinto o delega di pagamento preesistente, il processo potrebbe complicarsi ulteriormente, e conseguentemente si allungano i tempi: in questi casi è infatti necessario estinguere la cessione preesistente ed è pertanto obbligatorio chiedere alla finanziaria che viene estinta il rilascio del conteggio estintivo del debito residuo: nonostante per legge il conteggio vada rilasciato entro 10 giorni dalla richiesta, spesso i tempi si allungano perché le finanziarie estinte oppongono resistenza, sollevando vizi formali e tentando di convincere il cedente a rinnovare con loro stesse.

Creditori e Finanziatori: cosa sapere

In funzione di quanto indicato dal D.P.R. 180/1950 e della disciplina del settore del credito sancita dal d.lgs 1° settembre 1993 n. 385 (Testo Unico Bancario) solamente le banche e gli intermediari finanziari iscritti in apposito elenco tenuto dalla Banca d’Italia (dal 2007 Banca d’Italia esercita le funzioni precedentemente svolte dall’Ufficio Italiano Cambi, U.I.C., cui è succeduta in tutti i diritti e rapporti giuridici di cui quest’ultimo era titolare).

Il settore della cessione del quinto ha subito una profonda trasformazione negli ultimi anni: da quando Banca d’Italia è succeduta all’U.I.C. ha cominciato a controllare con maggior attenzione il settore, caratterizzato da comportamenti non sempre cristallini da parte degli istituti eroganti e dei soggetti che intermediavano il credito.

Ha chiarito, in particolare, che molti comportamenti adottati dagli attori del settore erano contrari alle previsioni della normativa ed ha cominciato a sanzionare i comportamenti illeciti: il risultato di questa sua attività è stato una drastica riduzione dei player operanti nel settore, la quasi scomparsa degli intermediari finanziari non bancari, la scomparsa di alcune forme di credito particolarmente rischiose, come ad esempio le cessioni concesse ai dipendente di piccole aziende (small business), e la riduzione della lunghezza della catena distributiva.

I canali distributivi

I canali distributivi sono anche nel caso della cessione del quinto tutti gli attori che solitamente distribuiscono prodotti di credito:

- le stesse banche che finanziano i crediti;

- gli intermediari finanziari che li eroganogli agenti in attività finanziaria che fungono da interfaccia tra il cliente e le Banche o le Società di Intermediazione Finanziaria di cui sopra, da cui ricevono i compensi (è fatto espresso divieto di ricevere compensi in denaro dal cedente);

- i mediatori creditizi che al pari degli agenti fungono da interfaccia tra il cliente e le Banche o le Società di Intermediazione Finanziaria di cui sopra, da cui ricevono i compensi, ma che hanno compiti meno vasti rispetto agli agenti.


Anche i canali distributivi sono stati completamente trasformati dagli interventi di Banca d’Italia, oltre che da alcune innovazioni e semplificazioni normative, come ad esempio l’apertura del settore ai pensionati o la semplificazione della procedura di notifica dei contratti. 

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Rispetto al 2006 quindi oggi il settore presenta:

- Un ruolo molto più attivo da parte delle banche, che spesso distribuiscono questi prodotti direttamente in filiale, almeno nei casi di prodotti semplici, come ad esempio le cessioni del quinto della pensione in convenzione e che in questi casi erogano direttamente i crediti concessi.

- Una straordinaria contrazione del numero degli intermediari finanziari iscritti all’elenco 106, a seguito di interventi sanzionatori da parte di Banca d’Italia e dell’indicazione di stringenti limiti sul patrimonio di vigilanza (sono in particolare scomparsi due player di primo piano del settore, come Idea Finanziaria e Ktesios).

- Una enorme riduzione e concentrazione degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi che operano nel settore (e che in precedenza la facevano da padroni). 


Gli interventi di Banca d’Italia hanno infatti reso illecite alcune pratiche, riducendo in questo modo i margini della catena distributiva, che ha visto aumentare la scala minima necessaria per sopravvivere. Banca d’Italia è anche intervenuta a livello di compliance: sono richiesti capitali sociali minimi di 120.000 euro e l’iscrizione all’OAM richiede obblighi formativi piuttosto onerosi. Inoltre entrambe le figure necessitano dell’iscrizione alla sezione E del RUI (Registro Unico degli Intermediari assicurativi) tenuto presso l’IVASS (una componente fondamentale nei contratti di cessione del quinto sono le polizze assicurative).

La modalità di rimborso

Il rimborso delle rate dovute per l’ammortamento del finanziamento La cessione del quinto (cessione del quinto dello stipendio o pensione) è una tipologia di prestito disciplinata dal D.P.R. 180/1950 dove la restituzione delle rate prevede trattenute dirette sul salario (stipendio o pensione), fino ad un massimo di un quinto dell’emolumento valutato al netto delle ritenute.Attualmente, grazie ad opportune modifiche normative (legge 80/2005), questa forma di finanziamento è disponibile anche per i dipendenti di aziende private e per tutti i pensionati. Come abbiamo visto il nome di questo strumento deriva dal fatto che l’importo della rata non può superare il valore di un quinto (1/5) dello  stipendio netto.

Anche per questo strumento di credito al consumo, la legge 108/96 sull’usura prevede la rilevazione di due valori medi di tassi effettivi globali medi (uno per importi fino a 5.000 euro ed uno per importi superiori), sulla base dei quali vengono poi definite le soglie d’usura. a cadenza mensile tramite trattenuta sulla basta paga per i dipendenti e sulla pensione per i pensionati: vi provvede direttamente il datore di lavoro o l’ente previdenziale (l’INPS), che non possono esimersi dal provvedere alla trattenuta in caso di ricezione della notifica del contratto di cessione (a patto che il cedente non abbia già impegnato il quinto del salario, che i tassi di interesse globali siano inferiori alle soglie d’usura volta per volta vigenti e, in generale che la cessione del quinto rispetti tutte le prescrizioni previste dalla normativa di riferimento).

Proprio questa modalità di pagamento della rata è la caratteristica peculiare della cessione del quinto, in grado di tranquillizzare i creditori, che quindi sono disposti a concedere credito anche ai cattivi pagatori (persone segnalate in CRIF o protestate).

In caso di decesso del cedente provvede l’assicurazione a versare alla banca o intermediario finanziario il capitale residuo, mentre in caso di perdita di impiego il creditore viene rimborsato attraverso il TFR maturato dal cedente e, se questo non fosse sufficiente a coprire l’intero capitale residuo, interverrebbe a copertura della parte residua la compagnia assicurativa, che può poi rivalersi sul cedente.

È frequente infine il caso in cui si provveda al rinnovo della cessione, ossia si accenda un’altra cessione prima di aver completamente ammortizzato la precedente: in questo caso il rimborso della cessione che viene estinta anticipatamente attraverso una quota parte del finanziamento ottenuto attraverso la nuova cessione.

Le garanzie richieste e le coperture assicurative

Sebbene ai cedenti apparentemente non vengano richieste garanzie di sorta, quali ad esempio beni immobili da ipotecare o beni da dare in pegno, oppure la firma congiunta di garanti, in realtà questa forma di credito al consumo viene concessa solo a coloro che abbiano una garanzia molto apprezzata: la disponibilità di un reddito sicuro come quello da lavoro dipendente o da pensione.

Non solo, ai dipendenti privati viene richiesto di porre anche un vincolo sul TFR accantonato in azienda e/o presso un fondo pensione e viene richiesta per legge un’ulteriore forma di garanzia: una copertura assicurativa sulla vita ed una sulla perdita di lavoro che hanno come beneficiari la finanziaria che eroga il credito (l’assicurazione sul "rischio impiego" interviene in caso di licenziamento del dipendente mentre non interviene ovviamente in caso di sue dimissioni volontarie, e prevede il diritto di rivalsa nei confronti del debitore).

Il costo relativo alle coperture assicurative viene trattenuto direttamente dall’Istituto finanziatore, il quale erogherà al richiedente un importo al netto dei suddetti costi.

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A ben vedere quindi la cessione del quinto dello stipendio o pensione, al pari della delega di pagamento, è una forma di credito al consumo molto garantita, ed è per questo che viene concessa anche alle persone che abbiano avuto problemi di credito (segnalati nei credit bureau come CRIF o Experian) o che siano protestati.

La normativa di riferimento, al fine di salvaguardare le garanzie, prevede che il debitore, non possa chiedere anticipi sul trattamento di fine rapporto (TFR) per l'intera durata del finanziamento.

Coperture rischio vita e rischio impiego: il focus

Come visto, la cessione del quinto prevede la presenza di coperture assicurative addirittura per legge: è quindi necessario che il credito sia garantito da coperture sul rischio vita e sul rischio impiego ove applicabile. Attualmente per il rischio impiego è sostanzialmente generalizzato l’utilizzo di coperture del “ramo credito”, mentre riveste un ruolo estremamente marginale l’utilizzo di coperture del “ramo perdite pecuniarie” che tutelano troppo poco la finanziaria erogante e presentano costi troppo elevati.

I premi di queste coperture variano molto in funzione delle caratteristiche della singola operazione:

la copertura del rischio vita presenta costi piuttosto ridotti per i cedenti più giovani mentre presenta costi molto più elevati per i cedenti più anziani, in particolar modo per i pensionati (ovviamente il premio è poi proporzionale all’importo della cessione del quinto). Per poter ottenere la copertura del rischio è poi ovviamente necessario godere di un buono stato di salute (in caso di problemi di salute possono essere applicati dei sovrappremi oppure la copertura può essere rifiutata);

la copertura del rischio impiego presenta costi piuttosto ridotti per i dipendenti di amministrazioni pubbliche o statali, mentre presenta costi molto più elevati per i dipendenti di aziende private. I premi delle coperture riservate ai dipendenti privati possono variare, oltre ovviamente che in funzione dell’importo assicurato, anche del settore lavorativo del dipendente (i settori maggiormente rischiosi implicano premi più elevati), delle dimensioni del datore di lavoro (in caso di cessioni erogate a dipendenti di piccole dimensioni si parla di cessioni Small Business – in questo caso i premi assicurativi sono piuttosto elevati e possono anche essere applicate delle franchigie che possono arrivare fino al 50% del debito residuo al momento del sinistro) e del TFR accantonato (in caso di TFR accantonato sostanzialmente nullo si parla di cessioni No TFR).

Le principali compagnie assicurative del settore sono le seguenti:

  • - Vittoria Assicurazioni;
  • - NET INSURANCE Cardif Assicurazioni: compagnia del Gruppo BNP Paribas specializzata nel settore delle coperture CPI (Credit Protection Insurance);
  • - AXA Assicurazioni;
  • - HDI Assicurazioni.
  • Per la copertura dei rischi vita si può poi ricorrere anche al Fondo rischi INPDAP.
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L’importo massimo del finanziamento

La cessione del quinto e la delega di pagamento possono consentire di accedere ad importi piuttosto elevati (mediamente compresi fra i 15 ed i 20 mila euro). 

Gli importi massimi concessi variano in funzione di:

  • - Anni di anzianità lavorativa
  • - TFR cumulato
  • - Importo della retribuzione o della pensione mensile

La rata massima infatti è pari ad un quinto dello stipendio o pensione. Più è alto lo stipendio o la pensione, più alto è l’importo che può essere erogato. L’ammontare massimo del prestito può dipendere anche da eventuali vincoli sul capitale massimo assicurabile che possono essere posti dalle compagnie assicurative: questi vincoli possono essere posti dalle compagnie per ridurre e diversificare il rischio su più teste.

Nel caso dei dipendenti privati l’importo massimo assicurabile è funzione del TFR accantonato (esistono di solito regole che fissano importi massimi pari a multipli del TFR accantonato – i multipli variano in funzione della solidità finanziaria dei datori di lavoro).

A condizionare pure la durata del piano di ammortamento ed eventuali vincoli sul capitale massimo erogabile che possono essere posti dalle finanziarie erogatrici: questi vincoli possono essere posti dalle finanziarie per ridurre e diversificare il rischio su più teste.

Ovviamente l’importo massimo ottenibile può aumentare in caso si affiancasse alla cessione del quinto la delega di pagamento: l’importo ottenibile, in questi casi, può raddoppiare.

Costi, tassi di interesse e soglie d'usura

In presenza di più offerte di finanziamento, di pari importo e durata, è bene valutare l’esborso effettivo che si dovrà sostenere, senza limitarsi alla valutazione della sola rata mensile. Tuttavia non sempre si tratta di un’operazione semplice, in quanto le voci di spesa di questa tipologia di finanziamento sono numerose (somma erogata, interessi, spese iniziali, spese assicurative, eventuali commissioni bancarie) e non facilmente integrabili in una misura di costo unica.

In generale gli elementi che è opportuno esaminare prima di sottoscrivere un contratto di cessione del quinto sono:

Costi fissi/di istruttoria: costi fissi che possono essere richiesti ai cedenti per far fronte ai costi che è necessario sostenere per istruire le pratiche di cessione del quinto (costi di raccolta ed analisi della documentazione, di valutazione del merito creditizio, costi di notifica e di erogazione) ed i costi di incasso rata;

Commissioni: costi che possono essere sostenuti per remunerare la rete commerciale/distributiva e per finanziare l’attività di marketing;

Imposta di bollo: sui contratti di cessione del quinto grava un’imposta di bollo pari a 14,62 euro. Inoltre sulle comunicazioni periodiche, in particolare gli estratti conto inviati annualmente, è prevista un’imposta di bollo pari a 1,81 euro;

Premi assicurativi: premi che è necessario pagare alle compagnie assicurative per poter beneficiare delle coperture assicurative sul rischio vita e impiego;

Altri costi: possono poi essere previsti costi aggiuntivi per ulteriori servizi non standardizzati e che variano per le diverse finanziarie, e che per questa ragione non vengono presi in considerazione in questa sede.

I tassi di interesse applicati dalle finanziarie che operano nel settore sono sempre fissi e possono variare moltissimo, in genere in direzione opposta rispetto ai costi fissi/di istruttoria e alle commissioni:

In alcuni casi vengono praticati tassi nominali estremamente bassi, che svolgono un ruolo civetta: in quei casi molto spesso le finanziarie praticano costi fissi e commissioni upfront piuttosto elevate;

In casi diametralmente opposti invece ai cedenti non viene chiesto nessun costo fisso o commissione, neanche per i premi assicurativi, ma vengono chiesti dei tassi nominali molto più elevati (in questi casi tutti i costi vengono annegati e rimborsati attraverso il tasso di interesse).

Sotto la lente vi finisce, allora, anche il TAN (Tasso Annuo Nominale), che rappresenta il tasso di interesse, espresso in percentuale e su base annua, applicato dagli Istituti finanziari all’importo lordo del finanziamento. Viene utilizzato per calcolare, a partire dall’importo del finanziamento lordo (dato da: rata x durata), l’ammontare del finanziamento netto. Nel calcolo del TAN non rientrano oneri accessori, quali le eventuali provvigioni da riconoscere ad intermediari, le spese iniziali e le imposte e dunque non rappresenta una stima completa del costo totale del finanziamento.

Anche nel caso delle cessioni del quinto, inoltre, per poter valutare l’onerosità del finanziamento è fondamentale valutare il TAEG, l’unico parametro su cui possa aver senso confrontare i costi dei vari finanziamenti disponibili (a parità di TAEG il suggerimento che potremmo fornire è quello controintuitivo di privilegiare i finanziamenti con tassi nominali più elevati: presentano infatti costi upfront più bassi e quindi risultano meno onerosi in caso di estinzione anticipata).

Si tratta di una misura, espressa in termini percentuali, con due cifre decimali e su base annua, del costo complessivo del finanziamento. Il TAEG, come previsto dall’ordinamento comunitario europeo e dalla legge italiana, è il tasso di interesse al quale i flussi di erogazione verso il cliente (al netto delle spese) eguagliano i flussi di rimborso.

Diversamente dal TAN, il TAEG è comprensivo di oneri accessori quali spese di istruttoria e commissioni bancarie, che sono a carico del cliente. Tuttavia, per la cessione del quinto, la legge prevede che le spese assicurative possano essere discrezionalmente escluse dal calcolo del TAEG ed in genere così fanno gli Istituti.

In generale la cessione del quinto risulta essere piuttosto onerosa, con TAEG piuttosto elevati. Le ragioni sono da ricercare nella complessità del processo istruttorio e nella lunghezza ed onerosità della rete distributiva. Va però evidenziato che negli ultimi anni, a seguito degli interventi normativi e sanzionatori da parte di Banca d’Italia, si sono registrate continue riduzioni dei tassi effettivi globali medi, che sono ormai prossimi a quelli registrati per altre forme di credito al consumo.

Anche per questo strumento di credito al consumo, la legge 108/96 sull’usura prevede la rilevazione di due valori medi di tassi effettivi globali medi (uno per importi fino a 5.000 euro ed uno per importi superiori), sulla base dei quali vengono poi definite le soglie d’usura.